Cari dirigenti del Centrosinistra

anche questa volta ci avete fatto perdere le elezioni. Siete riusciti a convincere ancora più persone a non votarvi, anzi a non votare del tutto. Nel chiuso delle vostre stanzette vi state convincendo l’un l’altro che “sostanzialmente avete vinto”, non rendendovi conto che avete perduto, che avete smarrito la vostra identità, che avete dimenticato la vostra cultura, che avete dimenticato la vostra storia.
Siete sordi e presuntuosi, vi siete ostinati a non raccogliere tutti i segnali che il vostro, sempre più deluso, elettorato vi ha ripetutamente inviato, e avete continuato ad occuparvi delle vostre alchimie e congiure di palazzo quali novelli apprendisti stregoni e cortigiani.
Ora basta, siamo stufi di perdere!
Del vostro destino ci importa poco, di quello dell’Italia, molto, non vogliamo finire sotto un regime autoritario becero e volgare.

Vi rivolgiamo quindi un appello:


Mettete da parte le vostre divise di partito, delle quali non importa nulla a nessuno!
Aprite in tutto il Paese, fabbriche, cantieri, laboratori, centri studi, per una appassionante e da troppo tempo negata, partecipazione e discussione di massa. Scendete tra noi tutti, come persone tra le persone, ed insieme cominciamo a discutere su pochi punti di programma che possano fermare la deriva di destra, caratterizzando l’opposizione dei prossimi anni, ed avviare l’elaborazione di un nuovo racconto che costruisca una forte identità collettiva, un senso di una nuova grande appartenenza, con una visione, un progetto di società nuova. Le idee ci sono, e altre ne nasceranno.
Ascoltate ognuno le ragioni dell’altro, ma soprattutto ascoltate le ansie e i disagi e le sofferenze che da tanta parte del Paese si levano. E condividetele, sentitele come vostre, fatene le bandiere del cambiamento.

Una cosa però ve la diciamo subito: non saranno accettate preclusioni nei confronti dei partecipanti, ed il contenitore risultante, il soggetto politico che ne scaturirà, dovrà essere UNITARIO!
Vi chiediamo umiltà, disponibilità e la capacità di anteporre le necessità e i bisogni di tutti agli interessi dei pochi.

E infine, interrogatevi su di voi, sulle scelte fatte e quelle che avreste potuto e dovuto fare. Guardatevi intorno, toccate lo smarrimento e la rabbia che avete seminato, contate i vuoti larghi tra le nostre fila, e insieme i focolai di speranza e di nuovo impegno che si vanno comunque diffondendo. Ascoltate i suoni di una rivolta morale e politica alla ricerca disperata di esempi, di progetti, di unità. Chiedetevi se il cambiamento non abbia bisogno di nuovi volti, di nuove passioni, di nuove storie.
Pensiamo ne valga la pena per salvare l’Italia!

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